Saverio Cianciola, un soldato semplice…
“Sono un soldato semplice” così si definiva, tra il divertito e lo schivo, Saverio Cianciola. E questa definizione diceva molto di lui, del suo carattere, delle sue attitudini. Una persona schiva ma non appartata, pienamente inserita nel tessuto sociale della sua città, attraverso la sua attività imprenditoriale, e la sua costante presenza a fianco dei più bisognosi.
Saverio Cianciola era titolare di un’azienda che si occupava di rifornire le navi: “un lavoro che avevano svolto suo nonno e suo padre prima di lui“, ricorda la moglie Isabella. Oltre che nel porto di Bari, l’azienda aveva depositi in varie altre filiali situate in altri porti del sud Italia e delle isole maggiori, dove le navi in partenza o in transito venivano rifornite di ogni genere di prodotti di consumo, dal carburante al caffè.
Parallelamente all’attività d’impresa, da rotariano della prima ora, Saverio aveva anche una profonda vocazione filantropica, che coltivò per tutta la vita. “Aiutava chiunque si rivolgesse a lui in un momento di bisogno. Non si tirava mai indietro“, ricorda ancora la moglie. “Era sempre attento agli ultimi. Per lui non esistevano differenze di ceto o condizione sociale, per cui trattava con lo stesso rispetto sia il comandante del porto che gli scaricatori“. La sua opera di sostegno agli ultimi lo portò anche a incontrare Madre Teresa di Calcutta, a Roma, nella casa di San Gregorio al Celio.